Putti che suonano strumenti musicali / Putti che giocano allo specchio

Vittorio Amedeo Rapous
(Torino, 1729-1800)
Putti che suonano strumenti musicali, 1765 circa
Olio su tela, 117 x 108,5 cm
Putti che giocano allo specchio, 1765 circa
Olio su tela, 116 x 108 cm
Al retro di entrambi etichetta tonda «Galleria-Quaglino-Antiquaria Torino P. S. Carlo 177» con numero manoscritto «DP138».
Fotografie presenti nella Fototeca della Fondazione «Federico Zeri», Bologna, nn. 71723- 71724.


Questo allegro pendant descrive con toni divertiti due teatrini di putti. Nella prima tela una coppia di fanciulli accompagna con il flauto e con il canto una bambina che suona il clavicembalo; il corista ha al collo uno spartito stracciato, forse indizio di una precedente accesa discussione intercorsa tra i giovani artisti. L’altra opera esibisce il virtuosismo accademico del pittore nella resa delle espressioni dei personaggi ritratti e mostra un bimbo dispettoso che si diletta nel provare nuove smorfie e sberleffi allo specchio in compagnia di due amici. I quadri in origine facevano probabilmente parte di una serie di sovrapporte che sviluppavano, mediante l’allegoria, il tema dei cinque sensi: in quel contesto i Putti che suonano strumenti musicali potevano alludere all’udito e i Putti che giocano allo specchio alla vista. Questa tipologia di opere è caratteristica del repertorio del celebre artista della corte sabauda Vittorio Amedeo Rapous, come evidenzia già nel 1770 Ignazio Nepote nel suo Pregiudizio smascherato: «Del maestro Bomon imita / Rapos il bel dipingere, / Grazioso nelli Bamboli / Fra lor qualora scherzano».
Il pittore… (vedere catalogo Giamblanco 2016)


Per maggiori info inviaci una mail: galleria@giamblanco.com

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